Principe Stefano

Non ricordo più se è stato indifferente il primo sguardo che gli ho posato addosso. Da quando mi sono accorto di lui, mi sembra di una bellezza sbalorditiva, forse appena atipica, ma provo già un sentimento di pietà per chi non riesce a coglierla (ad esempio proprio F., che però ha dovuto accontentarsi delle foto su Fb che gli ho fatto vedere). Porta un bel naso forte, che domina e perciò rende del tutto particolare la sua faccia. Come non apprezzare il contrasto fra la decisione di quello e la dolcezza di tutto il resto?, la piega malinconica degli occhi, la bocca dalle labbra sottili e lo stesso sincere. Del bravo ragazzo ha tutto: la serietà e la costanza nello studio universitario, l’aria ingenua, la buona educazione, la compostezza persino delle smorfie esposte nelle solite foto che condivide con i coetanei.

E’ un atleta, corre veloce e vince tutte le gare a cui partecipa. Spigoloso e quasi sgraziato da fermo, si trasforma in corsa. La sua è una grazia dinamica: pura energia versata in uno stampo adolescente di un metro e novanta. Avevo già scambiato qualche parola con lui, quasi vergognandomi della sofferenza che gli procuravo stringendolo, involontariamente, all’angolo fra la timidezza e l’imbarazzo. Perché se pure trova qualcosa di gradevole nel constatare l’attenzione di un adulto verso di lui, riesce a non farlo trapelare affatto. Perciò è adorabile, ma ancora di più lo è stato oggi mentre lo interrogavo sulla gara di domenica. La sua bella fidanzatina griffata (mentre lui ovviamente non lo è) deve essersi innamorata in una occasione così. Gli ha chiesto qualcosa su una corsa recente e lo ha visto illuminarsi, farsi quasi disinvolto nel riassumere la polemica del giorno sulle vittorie troppo numerose della squadra cittadina, mostrare una struggente lealtà verso i compagni e l’allenatore; da ranocchio con le orecchie a sventola, diventare bello oltre ogni dire.

Gli è di sicuro venuto il dubbio

Ci sono vari modi di portare la propria bellezza. L’ingenua, erotica inconsapevolezza di esser belli è quasi scomparsa, chi sa se è mai davvero esistita come ci raccontano Pasolini e gli altri testimoni di quando i maschi, di regola, non erano affatto tenuti a esserlo e perciò non se ne curavano. Viene a sostituirla un fenomeno che a pensarci non è poi molto diverso, altrettanto struggente. In questa nuova versione il ragazzo sa di esser bello, perché non è mica cecato, vede se stesso nello specchio, le sfacciate che conosce lo hanno informato da molto tempo e non gli sono sfuggite le occhiate insistenti di molti maschi. Però la sua bellezza non lo soddisfa, non è così che vuole piacere, non a quelle persone. Non vuole assumere il ruolo che trova già confezionato nei desideri che lo circondano. Andrea F., 24 anni, appena laureato ingegnere, è il mio esempio chiarificatore. Una bellezza smagliante benché malinconica, delicata, dolcissima. Perfetto sia quando sorride generoso, ma con un’ombra di incertezza, sia quando corruga la fronte e imbroncia le labbra, pensoso, tutto preso da un suo cruccio che si pagherebbe per poterlo aiutare a dissipare, tanto lo si sospetta un problema del tutto risolvibile. Riservato, intrinsecamente bravo ragazzo, serio, gentile.

Andrea si rende conto però di non essere abbastanza virile, maschio insomma, più propriamente: macho. Non è effemminato nemmeno un po’ ma avverte che gli manca quella decisione nel porgere a voce e la prontezza di riflessi di chi sa difendere il proprio territorio anche dagli attacchi più remoti. E’ un tesoro, farà la felicità di chiunque, ragazzo o ragazza troverà la strada del suo cuore, ma lui vorrebbe essere una specie di maschio alfa. Tragico equivoco. Perciò quando si guarda allo specchio, quando osserva se stesso in azione, quando con spavento ascolta la propria voce registrata o si vede in un video, annota con spietatezza tutte le distanze dal suo ideale di vero maschio dominatore. Ma la perfezione della sua bellezza, per fortuna, è perfettamente nota invece al suo corpo, il quale si rifiuta di adottare le correzioni che si impone, che lo incupiscono e lo rendono talvolta nervoso. Lo incontro spesso la sera, al ritorno dalle rispettive giornate di lavoro. Osservo sul suo viso le tracce della lotta quotidiana che ingaggia con la sua natura, la quale vince sempre, lasciando lui stremato ma il suo fascino intatto, e lui desiderabile al massimo grado.

E’ gay? Non credo. Gli è di sicuro venuto il dubbio, ma non è detto che ci si sia soffermato più di tanto. La sua è più paura di apparire, oltre che debole, gay, insulto che associa alle caratteristiche di sé che non ama, che odia perché gli ricorda ciò che non è. Probabilmente invece le ragazze gli piacciono molto, ma non vorrebbe ispirare loro tenerezza, è questo il problema. Le ragazze con atteggiamenti materni non lo attizzano per niente. Ha nostalgia del maschio predatore che non è, e non sarà mai. Sospetto persino che se riuscisse a diventarlo scoprirebbe che quel ruolo non gli piace. Il suo comunque è un dramma di poco conto, non esagerate anche voi, adesso. Troverà certo il modo di conciliarsi con la sua dolcezza. Sarà uno spettacolo, che peccato non essere riuscito con lui ad arrivare nemmeno al superficiale saluto che si scambia con qualcuno che si incontra tutti i giorni, anche senza ricordare per forza che qualche tempo fa sapevi il suo nome, che questo tizio conosce i tuoi genitori, perché anni fa frequentava casa tua e ogni tanto lo sorprendevi a fissarti.