Campo di tensioni

Per la ripartenza del blog pensavo di dover cambiare qualcosa, in profondità. Ho preso in considerazione seriamente l’ipotesi di lasciar vedere meglio, in trasparenza, l’autore, cioè: le condizioni materiali nelle quali incontro i ragazzi che descrivo e che saranno ancora, noiosamente, l’argomento principale (è un avvertimento). Significava esporsi al rischio di essere riconosciuto, non siamo in molti anche nella mia vasta provincia a fare il mio mestiere, qualunque collega ci fosse capitato sopra avrebbe fatto facilmente le deduzioni del caso. Come ho scoperto nell’aprire il primo blog, nel 2004, l’anonimità è una condizione che mi è più o meno indispensabile. Ma qui si apre un campo di tensione. Perché mi è altrettanto indispensabile sentirmi protetto che schiarire le zone d’ombra. Anche, ed è forse una terza esigenza, assumere una posizione sincera, essere sincero. Perché è dalla fedeltà verso quello che provo, e dalla precisione con cui riesco a scriverne, che ricavo lo stimolo a proseguire. Ma è dalla certezza di non poter essere riconosciuto, cioè visto a mia volta, che ricavo la libertà di scrivere sinceramente. E’ la solita storia gay? Sono una velata? Lascio a chi mi conosce la risposta a queste domande legittime.

Dunque inizialmente, mi sono baloccato con l’idea di dire con molta meno approssimazione chi sono, e magari dove lavoro. Spiegare perché ho continuamente sotto gli occhi tanti ragazzi dell’età giusta per interessarmi, e come accade che abbia con loro un rapporto distaccato, il quale mi consente di osservarli senza tuttavia essere davvero coinvolto nella loro esistenza. Ma questo ha a sua volta creato un blocco che ha portato a due anni la pausa di questo blog. Molti che hanno cercato un rapporto personale con me nell’altro blog, e in qualcuno dei commenti più puntuti, avevano più o meno criticato proprio la mia opacità: tu chi sei? da dove parli? Voglio dir loro che avevo preso sul serio il rilievo, al punto da compromettere la mia scrittura.

Il blog che ricomincio ora sarà quindi, credo, nelle intenzioni, assolutamente identico a quello del decennio passato, perché ciò che scrivo si trova nel punto di equilibrio definito dalla tensione alla sincerità e da quella opposta alla reticenza. E’ il solo punto nel quale riesco a stare.

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3 thoughts on “Campo di tensioni

  1. Credimi (per quel poco che può valere la mia parola!), va benissimo così 😉

    Anch’io, seppure in minor misura, sono tormentato dai tuoi stessi dubbi… ma l’apertura che ti consente il non scoprirti troppo forse vale un po’ di più della precisione con cui contestualizzi il tuo punto di vista, o fine occhio, sul mondo 😉

    Piuttosto rivelati a pochi eletti! Certo, non è carino, ma se non altro lenisci un po’ questo prurito… e fai felice qualche lettore più appassionato.

    Forza, attendo con foga la riapertura dei rubinetti… di ogni tipo!

  2. Il tuo è stato uno dei blog che più mi è dispiaciuto veder chiudere, quindi puoi ben immaginare la sorpresa nello scoprire che eri ritornato all’opera. Bentornato 🙂

  3. Non credere ci sia niente di male in tutto ciò. Anzi, lo trovo un atteggiamento perfettamente sano.
    In qualche modo l’anonimato ci aiuta a fissare l’attenzione o ad estraniarci dalla situazione (che è un po’ come quando non abbiamo il coraggio di parlare di noi stessi e allora lo facciamo in terza persona mettendo in mezzo un ignoto “mio amico”): è il motivo per cui non sopporto l’idea di mettermi in luce su piattaforme quali Fb dove sei tu e nessun altro a dire quello che pensi.
    In realtà, tu come persona (ma, ovviamente, il “tu” è generico) non conti nulla: al contrario, le cose acquistano un valore reale quando le spersonalizzi, quando le raffini, quando (involontariamente, forse) le universalizzi. Perché siamo animali teatrali, e più delle persone ci interessano i personaggi: solo coprendo il tuo vero volto con la maschera anonima puoi offrirti e interagire con le altre maschere che ti circondano.

    (Forse è l’ora tarda, ma credo che mi hai dato lo spunto per scriverci su un articolo.)

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